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incendio-basfVi ricordate il doppio incidente alla BASF di qualche giorno fa?

Il silenzio assordante che ne è seguito ve lo ha fatto dimenticare?

E’ anche logico.

I concittadini tedeschi, per evitare rischi alla salute dovevano restare chiusi nelle case e se hanno detto qualcosa i nostri giornalisti non l’hanno potuta sentire né potevano fare interviste a porte chiuse.

In Italia ci sono 1096 siti a rischio di incidente rilevante (fonte ISPRA).

…E ci sono tantissime discariche di rifiuti che, benchè non censite tra i siti a rischio devono essere inserite nei PEC come aree a rischio… Altrimenti può capitare che, non essendo censita la discarica manchino le procedure da porre in essere in caso di incendio o sversamento ed i cittadini (ma anche la Polizia Locale) non sappiano cosa fare e dove andare… E come si sa gli incendi in discarica vanno di moda in Italia ed è importante evitare che le diossine si diffondano in modo incontrollato.

Nella mia città, dopo un incendio in discarica (ovviamente non censita nel PEC) proprio per evitare che le diossine si diffondessero hanno collocato le centraline sopravvento e lontano dal sito dell’incendio, inaugurando il famoso stile della prevenzione che recita: occhio (sensore) non vede cuore (polmone) non duole…

Prevenire costa fatica, è un lavoro quotidiano, silenzioso, spesso incompreso, dà la fama della normalità.

In Italia troviamo più appagante istituire le aree di accoglienza in alberghi che crollano o deliberare dei Piani di Emergenza del tutto inattuabili… Tanto nessuno se ne accorgerà, e se mai fosse qualcuno farà una leggina…

Società Liquida

societ-liquida1So che nella nostra società il rischio è qualcosa con cui dobbiamo convivere.

So che nella nostra società la cosa più pericolosa è quello che fa l’uomo, che sfida la pazienza della Natura.

So che il rischio derivante dal dissesto idrogeologico è quello più diffuso ed amplificato (dall’uomo), ma è anche quello per cui in termini di prevenzione, a partire dalla conoscenza dei rischi e delle previsioni, si potrebbe fare di più.

Quello che non so (per fortuna) è cosa si prova a confrontarsi con un mare di fango generato dall’esondazione di un fiume.

La sensazione di quello che resta dopo l’ondata, però, possiamo averla tutti, guardando con attenzione vera e profonda consapevolezza le immagini che ci sommergono e lo sguardo di chi non riconosce più i suoi luoghi.

La prevenzione vera, in cui i proclami del dopo emergenza sbiadiscono e sono sostituiti dal lavoro silenzioso di chi ama il proprio territorio e vuole renderlo più sicuro giorno per giorno, è l’unico modo che conosco per cercare di circoscrivere i rischi e mitigarli.

La motivazione a prevenire è la sopravvivenza.

Il silenzio del paguro

 

conchigliaPercepiamo quanto ci manca qualcosa cui siamo abituati solo quando non c’è, dall’elettricità all’acqua calda, dal caffè alla connessione internet… e ci sentiamo persi, come un paguro senza conchiglia.

La prevenzione garantisce la routine, le nostre abitudini, il nostro benessere, e lo fa silenziosamente, giorno dopo giorno.

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