L’economia digitale è il nuovo paradigma

Come hanno affrontato i politici l’argomento Agenda Digitale in questa ultima campagna elettorale?

Palmieri (PDL): Bisogna colmare il gap culturale nei confronti delle tecnologie

“Cresce la consapevolezza nei confronti dei temi digitali, ma c’è ancora molto da lavorare sul versante delle aziende e della PA. Il digitale è una leva importante per la crescita del Paese e vanno introdotti sgravi fiscali per le PMI”. L’opinione di Antonio Palmieri, Popolo delle Libertà

Segui l’intervista di Palmieri qui

 

 

Meloni (PD):

“Il tema dell’Agenda Digitale non va visto come argomento di nicchia, ma come tema più generale che definisce il rapporto fra istituzione e cittadini. C’è un grande divario da colmare, anche attraverso incentivi per l’ecommerce. Il dialogo fra imprese e fra imprese e PA va fatto in digitale”. L’opinione di Marco Meloni, Partito Democratico

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Il ROI delle soluzioni di content management

Questo white paper di Forrester si propone di esaminare l’impatto economico e il ritorno dell’investimento che si ottiene adottando la soluzione di Enteprise Content Management (ECM) di Alfresco. L’analisi ha tenuto conto di 4 principali voci: costi, benefici, flessibilità, rischi

WHITE PAPER

20 Febbraio 2013


fornito da: Forrester
lingua: Inglese

zoomLe organizzazioni investono sempre più nell’Enterprise Content Management (ECM) in risposta all’esplosione delle informazioni non strutturate che circolano in azienda (documenti, scansioni, contenuti web, video, email e via dicendo).

Diverse aziende stanno passando da un approccio tattico nella gestione delle informazioni non strutturate a uno più strategico di livello enteprise. Che parte dalla cattura delle informazioni per passare poi alla memorizzazione, alla ricerca e alla collaborazione documentale, dove l’informazione è vista in base a un proprio ciclo di vita.

Per capire gli impatti economici e il ritorno dell’investimento (ROI) nell’adozione di simili tool, Alfresco ha commissionato a Forrester un’analisi della propria soluzione di ECM.

Quest’analisi, di 26 pagine, è partita dalle interviste ai clienti e ha considerato 4 variabili principali:

  • costi
  • benefici per l’organizzazione
  • flessibilità
  • rischi

Per leggere l’articolo completo e per scaricare il White Paper premi QUI

Start-up o nuove imprese?

Il vero problema dell’Italia non è quello di far nascere e crescere start-up che operino nelle tecnologie avanzate. Ma quello – molto più generale – di disinceppare uno dei meccanismi fondamentali dello sviluppo dell’economia del paese: far nascere e crescere nuove imprese, in modo da rimettere in moto il processo di normale ricambio.

di Umberto Bertelè

EDITORIALE

19 Febbraio 2013

Non è un problema da accademia della crusca quello che voglio porre, di critica al ricorso eccessivo alle parole estere. È un problema invece di percezioni, di significati diversi spesso attribuiti – nella testa della gente – a termini che dovrebbero semplicemente essere la traduzione l’uno dell’altro. E conseguentemente di sensibilità e di peso nell’agenda politica.

Il termine start-up, per la maggior parte di coloro (temo non tantissimi) che ritengono di conoscerne il significato, ha tutto il fascino delle parole esotiche. Evoca la California, evoca la Silicon Valley, evoca imprese come Apple, Google, Cisco e Intel, piuttosto che (fra le più recenti) Zynga, LinkedIn e Twitter. Evoca l’interesse a far crescere anche in Italia nuove imprese che si muovano sulla frontiera della tecnologia, mettendo in campo una serie di incentivi pubblici e promuovendo lo sviluppo di strutture – quali business angel e venture capital – in grado di finanziarne le prime fasi del ciclo di vita.

Il limite che io vedo in tutto questo: che la promozione delle start-up venga vissuta come una sorta di optional, come una ciliegina sulla torta, e non come un problema vitale per il nostro paese.

Perché la creazione di nuove imprese è un problema vitale.

Far nascere nuove imprese rappresenta una necessità sempre, se non altro per rimpiazzare – anche se solitamente in settori e attività diversi – quelle che muoiono: perché acquisite e inglobate da altre, perché chiudono i battenti per evitare situazioni peggiori, perché falliscono.

 

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