Il silenzio del paguro

 

conchigliaPercepiamo quanto ci manca qualcosa cui siamo abituati solo quando non c’è, dall’elettricità all’acqua calda, dal caffè alla connessione internet… e ci sentiamo persi, come un paguro senza conchiglia.

La prevenzione garantisce la routine, le nostre abitudini, il nostro benessere, e lo fa silenziosamente, giorno dopo giorno.

Investire in prevenzione, fa risparmiare tanti soldi (talmente tanti che ne parliamo nei prossimi post).

Si evitano sofferenze e disagi alle famiglie solo se le infrastrutture, le organizzazioni e le procedure sono in grado di assorbire nel migliore dei modi l’impatto dell’emergenza e gestirlo perché giorno dopo giorno, con la collaborazione di tutti, sono diventate più resilienti.

I nostri comuni si confrontano con 5 tipologie di rischio: Geologico, Idrogeologico, Incendio, Incidente rilevante, Sismico.

Partendo dalle statistiche dal Rapporto 2015 dell’ISPRA “Dissesto Idrogeologico in Italia: pericolosità ed indicatori di rischio”, scopriamo che ci sono 16.878.148 (!!!) italiani che risiedono in zone a rischio alluvione, di cui 7.838.158 in zone a rischio medio ed elevato, mentre gli abitanti residenti in zone a rischio frane sono 5.631.402 (!!!), di cui 2.808.554 risiedono in zone a rischio frane da medio a molto elevato.

Sono numeri che fanno riflettere su come tutti dobbiamo conoscere il territorio in cui viviamo per partecipare ad uno sviluppo che innalzi costantemente la resilienza e la sicurezza: tutti nessuno escluso.

Innalzare la resilienza, poi, creerebbe una grande quantità di posti di lavoro a medio lungo termine che valorizzerebbero comunità e luoghi, peccato che nessuno ne parli…